RITROVARE LO STUPORE | Lettera Aperta agli Insegnanti di Musica

RITROVARE LO STUPORE | Lettera Aperta agli Insegnanti di Musica

Sono un musicista, eppure gran parte del mio lavoro riguarda la magia!
La magia di avere 50 persone che ballano trasportate dal solo suono della tua chitarra acustica; che per un momento dimenticano i problemi, si commuovono, ridono.
La magia di ricevere una bozza “chitarra e voce” da un cantautore, e restituirgli una canzone finita, grazie alla quale può fare in modo che la sua storia, il suo grido di dolore o di gioia, arrivino a destinazione.
Ma tra le attività legate alla musica che svolgo c’è ne una che le batte tutte.
Sono un insegnate di Chitarra e Ukulele, e la maggior parte dei miei allievi…sono bambini!
Sono uno dei tanti, uno di voi…ed è a voi insegnanti che mi rivolgo!
Il nostro è un ruolo privilegiato: noi abbiamo l’onore di essere i primi a far scoprire ai bambini che esiste una cosa magica chiamata musica, che le note sono dodici, che in modo innato sanno già battere le mani a tempo e cantare una scala maggiore.
E non è solo questo.
Abbiamo anche la grandissima responsabilità di insegnare loro un linguaggio, uno strumento che gli sarà di supporto nei prossimi anni nella scoperta e lo sviluppo della loro vita emotiva:
  • magari un adolescente riuscirà a dire per la prima volta “ti amo” scrivendo una canzone;
  • magari riuscirà ad esorcizzare il dolore che prova componendo una melodia;
  • magari riuscirà a canalizzare quell’immensa energia, senza disperderla in attività distruttive per lui e la sua famiglia.
Per questo sono convinto che il nostro lavoro vada ben oltre il semplice nozionismo. Non si tratta della tecnica giusta o dei modi della scala minore armonica:
  • insegniamo che non siamo mai soli, che dobbiamo sempre guardare ed ascoltare la persona che abbiamo di fronte;
  • insegniamo a rispettare i tempi di chi rimane indietro, la collaborazione, la condivisione;
  • insegniamo che da soli si può fare tanto, ma unendo le forze si può dar vita a qualcosa che è molto di più della somma delle capacità di ogni singolo.
Noi siamo chiamati ad accogliere, ad accettare i nostri allievi. Entrare nel loro mondo e cercare di lasciargli qualcosa che li aiuti a crescere, esprimersi, prima di andarcene.
Prima ancora di mettere le mani sullo strumento dobbiamo capire al volo che bisogna parlare con tono dolce ed a bassissimo volume con Nicole (9 anni), per non spaventarla e permetterle di accedere all’esperienza solo quel tanto che le permette di sentirsi sicura; come bisogna parlare di rock’n’roll e battere il cinque a Tommaso (13 anni), che è appassionato di AC/DC e vuole suonare la chitarra elettrica “per far colpo sulle ragazze“!
Ultimamente con dispiacere nel nostro ambiente ho sentito delegittimare professionisti che hanno dedicato la loro vita all’insegnamento della musica ai bambini.
La trovo una critica stupida. Stupida e figlia dell’era dei Talent e del servilismo mafioso che attanaglia il settore dell’arte.
Io non mi vergogno di insegnare musica ai bambini.
È vero: gli insegnanti in Italia non hanno la considerazione che meritano; Il lavoro è sfibrante e le soddisfazioni economiche non sono così allettanti; la vita è difficile un po’ per tutti.
È tutto vero.
Ma se solo per un secondo metteste da parte le preoccupazioni e la frustrazione che siamo costretti a portarci dietro giorno dopo giorno, vedreste che quello che facciamo, signori, è GRANDE. E non solo, è magico.
Me lo ha ricordato qualche settimana fa Cecilia, che ha 8 anni e vuole fare un corso di chitarra elettrica “perché ha visto un gruppo rock suonare” ( ndr. Le “Black Mamba”) e da grande vuole essere come la cantante/chitarrista.
Poi ci sono gli occhi della mamma di Luigi (7 anni), colmi di orgoglio per il figlio che, nonostante la dislessia, ha dimostrato una capacità di apprendimento sulle 6 corde superiore ai suoi coetanei (in barba ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento).
Poi ci siamo noi, che se impariamo ad “abbassarci” al loro livello rimpariamo giorno dopo giorno lo stupore, quello che abbiamo provato ascoltando il primo disco rock, poi il primo brano di musica classica, poi il primo disco Jazz.
E se non è magia questa io non so proprio cosa altro possa esserlo in questo mondo!
A me i bambini hanno insegnato questo: La gioia e la magia di vivere la musica passa attraverso lo stupore.
E se ci dimentichiamo di stupirci ogni giorno per la bellezza che il nostro lavoro ci restituisce in cambio del nostro costante impegno, siamo grigi e morti come quegli adulti contro cui scrivevamo canzoni quando avevamo 15 anni e tutto il mondo contro.
La nostra scelta di vita è un messaggio forte. Simboleggia la grande verità che il desiderio di libertà rende insignificante qualsiasi rinuncia.
Cerchiamo di non imbrigliarci da soli per compiacere chi guarda solo ai soldi e il vano prestigio…e della musica e dello stupore non sa niente.
Colleghi, insegnanti: riscopriamo l’Onore di Insegnare.
Davvero, facciamolo.

 

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